La nostra passione è quella di andare
nel profondo dei territori. Lo facciamo con le
nostre guide, lo
facciamo con gli itinerari Fiat, e anche con i
focus che da diversi anni escono sul periodico
Papillon.
In questa sezione le nostre principali tappe.
FOCUS PAPILLON
Asti
Una provincia ricca non solo dal punto di vista enogastronomico, ma anche culturale e artistico. Ecco i percorsi e gli indirizzi che vi consigliamo alla scoperta di questo territorio, in un itinerario ideale da Nord a Sud
Nord
Nel nord astigiano sono disseminate decine di chiese romaniche, patrimonio di arte e di storia di grande interesse. Spicca, fra tutte, la Chiesa di Santa Maria di Vezzolano ad Albugnano, considerato il più antico monumento romanico astigiano. La data di fondazione non è stata appurata, ma il 1095 è l’anno cui risale il primo documento ufficiale dove viene menzionata la prepositura di Vezzolano. Sono molte le leggende legate alla sua costruzione. Interpretazione fra le più suggestive è quella che la vuole nata per volontà di Carlo Magno che, nel 774, venne guarito da epilessia grazie all’intercessione della Madonna. La storia racconta poi che nel 1159 Federico Barbarossa pose l’abbazia sotto la sua protezione. La basilica, a tre navate, contiene uno jubé riservato esclusivamente ai monaci, ornato di bassorilievi di ambito francese che sembrano coevi alle figure della facciata databile alla fine del XII secolo. La facciata romanico-lombarda è decorata da capitelli e statue, da due serafini o cherubini. Montechiaro, Cortazzone e Montiglio, paesi distanti pochi chilometri uno dall’altro, vengono definiti il “triangolo d’oro del romanico” proprio per la presenza di importanti chiese romaniche.

In particolare A Montechiaro c’è la chiesa dei Santi Nazario e Celso, raggiungibile a piedi, situata su un piccolo colle. È un edificio enigmatico per le sue vicende, anche recenti. Nel 1845 fu infatti demolito per essere nuovamente ricostruito pietra su pietra, secondo la pratica dell’anastilosi, e soltanto la facciata rimase immune da questo bizzarro intervento. Nel fronte a capanna - realizzato in pietra e mattone come quello di molte altre chiese monferrine - si apre un profondo portale con falso protiro la cui decorazione richiama stilemi arcaici. La chiesa è di dimensioni molto ridotte, il campanile di base quadrata, la facciata è caratterizzata da pietra candida e mattoni rossi. Vi sono decorazioni esterne con motivi floreali, intrecci vegetali, monofore e archetti pensili. Sul portale della facciata spicca un arco a cornucopia e intarsi policromi a dente di lupo. Sulla collina di Mongiglietto, fra vigneti e boschi, c’è la Chiesa di San Secondo, presso Cortazzone. Esistente già nel 1223, è una basilica a tre navate, ciascuna terminante con un’abside semicircolare, ripartite da tozzi pilastri a sezione circolare, ottagonale e persino stellare. Successivamente le navate sono state coperte da volte a vela. I capitelli, uno diverso dall’altro, riportano sculture in una varietà di soggetti incredibile, dalle figure umane a quelle animali e vegetali.
La Chiesa di San Lorenzo, situata alle porte di font color="red">Montiglio, in un viale alberato, conserva interessanti elementi di romanico solo nelle fiancate e nell’abside, dove si apprezzano monofore e archetti poggiati su mensoline, cornici decorate a doppia treccia, capitelli interni con splendide decorazioni antropomorfe e zoomorfe. La chiesetta, secondo una leggenda, ospitò famosi Trovatori nel Medioevo, così come si narra di antiche leggende d’amore. Si può visitare rivolgendosi all’ultima cascina prima della chiesa.
MONCALVO
La città è di origine romana. Il Marchese del Monferrato ne fece la propria capitale, passò poi al Marchese di Saluzzo, ai Paleologi del Monferrato, ai Gonzaga di Mantova ed infine ai Savoia. Nel 1705 il Duca di Mantova Federico Carlo Gonzaga la dichiarò città. Il centro storico conserva in parte l’impianto tipicamante medievale. Il castello fu abbattuto nel Settecento ed ora rimane parte dei bastioni del XIV secolo: nel fossato è ricavato lo sferisterio per il gioco del tamburello. L’edificio più importante è la Chiesa parrocchiale di San Francesco, che risale al XII secolo; la facciata è del 1932, all’interno si trovano dipinti di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, e della figlia Orsola Maddalena. Nei pressi della piazza principale si trova la Chiesa della Madonna delle Grazie, barocca, eretta su progetto del Magnocavallo. Da vedere è anche piazza Carlo Alberto, alberata e con un lungo porticato che termina in una torre con uno splendido belvedere. Il nome della città è legato al pittore Guglielmo Caccia (Montabone 1568 - Moncalvo 1625), detto appunto il Moncalvo, esponente dell’iconografia religiosa controriformista. Qui nacque anche Rosa Vercellana, contessa di Mirafiori, meglio conosciuta coma la “bella Rosin”, che divenne moglie morganatica di re Vittorio Emanuele II.
COCCONATO
Dal latino cum conatu (secondo una pittoresca interpretazione) a testimonianza schietta e sincera dell’indubbia difficoltà ad arrivarci e di una certa sua aristocratica posizione appartata. È situato su un colle alto 491 metri che domina la valle del rio Meinia. Il paese pare fosse già abitato in età romana. Con l’affermarsi dei primi Comuni piemontesi (fine 1100), Cocconato rimase sotto il dominio dei marchesi di Monferrato fino alla seconda metà del 1300; nel 1452 passò sotto i Savoia.
Oggi l’unica parte del castello sopravvissuta è la torre. Nel centro storico si apprezza la Parrocchiale della Madonna risalente agli inizi del 1700, che presenta una tribuna dorata, un organo, un altare in marmo e alcuni dipinti del Moncalvo. La chiesa di Santa Caterina ha una facciata barocca, mentre la Chiesa della Trinità è di epoca seicentesca con opere d’arte di pregio e altari policromi decorati. Il Municipio risalente all’epoca Medievale, è in stile gotico con monofore e decorazioni di fogliami in cotto.

ASTI E DINTORNI
La Torre Troyana detta anche dell’Orologio, risalente all’ultimo quarto del XIII secolo, alta 36,30 metri al piano dei merli e 44 metri alla sommità della lanterna, si trova in piazza Medici. È a pianta quadrata con mattoni a vista interna ed esterna, con 12 bifore ad archi a tutto sesto su tre piani, accessibili percorrendo 199 scalini. La torre faceva parte del patrimonio della famiglia Troya (gente dell’aristocrazia cittadina mercantile), poi passò sotto i Savoia nel secolo XV. La campana del 1531, ancora in funzione, è una delle più antiche del Piemonte. Il restauro di tutto il complesso è stato effettuato tra il 1997 e il 1999. Il documento più antico della chiesa gotica di San Secondo, il patrono della città di Asti, risale all’880, ed è un lascito del visconte astigiano Baterico riguardante alcune proprietà della chiesa. In un altro lascito del 940 del conte Uberto si conferma che la chiesa divenne parrocchia all’inizio del secolo e che era situata fuori delle mura cittadine, essendo chiesa cimiteriale. Si pensa che le reliquie del santo patrono abbiano subito diversi trasferimenti prima di trovare sede definitiva all’interno di San Secondo. La cripta è databile alla seconda metà del X secolo. Il Museo di Sant’Anastasio si sviluppa intorno al nucleo centrale della cripta e del sito archeologico ricco di preesistenze e di stratificazioni. Situato nel centrale corso Alfieri, il complesso si caratterizza per il suo duplice ruolo di museo e sito archeologico. La più straordinaria testimonianza in tale senso, è la cripta di S. Anastasio, costruzione a pianta basilicale, suddivisa in tre navatelle con volte a crociera. Il nucleo più antico (XI sec.) presenta colonne e capitelli di recupero di età romana e altomedievale, mentre gli ampliamenti a est e a ovest mostrano colonne e capitelli in arenaria appositamente realizzati. Negli ambienti contigui alla cripta sono visibili tracce di pavimentazione romana (indizi di insediamenti abitativi del periodo tardo-antico), tombe dell’VIII-X secolo, il muro di fondazione della facciata della chiesa altomedievale di S. Anastasio (VIII sec.), i resti della prima chiesa romanica (XI sec.) e della più ampia basilica dell’inizio del XII secolo, un muro della chiesa seicentesca. Quest’ultima, abbattuta nel 1907, e le precedenti chiese facevano parte dell’omonimo monastero femminile benedettino, documentato dal 1008, ma di probabile fondazione longobarda (VIII sec.). Nella parte est del museo sono conservati elementi lapidei relativi al sito di S. Anastasio o comunque all’area cittadina, databili in prevalenza tra VIII e XVI secolo.
MONTEMAGNO
“... Nacqui di sito irregolare e torto dalla testa d’un frate...” è scritto all’ingresso del Castello. E infatti osservando il paese dall’alto si nota la forma irregolare del colle su cui svetta il possente maniero. L’impianto medievale, unico nel basso Monferrato, è tuttora ben visibile: dalla prima fortificazione, divenuta poi castello, inizia una raggiera di dodici vicoli chiusi dai resti delle mure. L’imponente edificio è stato rimaneggiato e ampliato tra il XIII e il XIV secolo; nel Settecento è stato trasformato in elegante residenza di campagna con un parco terrazzato. Il castello, di proprietà privata, è visitabile da maggio a ottobre il 1° e il 3° martedì del mese dalle 9 alle 12. Poco al di fuori del paese, sul luogo abitato secondo la tradizione da un eremita, sorge il Santuario della Madonna di Vallinò, qui molto venerata. Si racconta che San Giovanni Bosco, convinto che le passeggiate all’aria aperta fossero salutari, accompagnasse molte volte i suoi ragazzi nelle campagne intorno al paese per ritemprare il corpo e lo spirito.
PORTACOMARO
I resti delle mure del ricetto medievale racchiudono la parte alta del centro. Nel torrione ha sede la Bottega del Grignolino d’Asti: i locali sono molto interessanti in quanto le opere di scavo hanno permesso di scoprire antiche cantine ramificate nel sottosuolo. La Chiesa romanica di San Pietro, alle porte del paese, risale al XII secolo e presenta un portale in pietra e un coronamento ad archetti.

Sud
COSTIGLIOLE D’ASTI
“Un paese tra Langhe e Monferrato”, così si può definire questo centro considerato il più vasto comune piemontese con superficie adibita alla vite. Il castello, di forma quadrangolare, ha origine intorno alla metà del XIII secolo. Nel 1549 gli spagnoli occuparono Costigliole, nel 1557 venne ripreso dai francesi e poco dopo di nuovo agli spagnoli. Il castello, sorto come roccaforte militare, composto da quattro torrioni circolari e circondato da un ampio parco, subì diverse modifiche in stile neogotico nella prima metà dell’Ottocento.
FONTANILE
Il paese è adagiato sulle colline a metà strada tra Nizza Monferrato e Acqui Terme. Il nome indica la caratteristica principale del territorio, una zona ricca di sorgive che un tempo formavano addirittura un lago e alcune aree paludose. Di particolare interesse è la Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, risalente all’inizio del Novecento, con una ampia e splendida cupola e campanile settecentesco.
CANELLI
Il territorio in epoca preistorica fu sede di numerosi insediamenti dei Liguri Stazielli. In epoca romana si sviluppò un primo centro di una certa importanza, attorniato da numerosi fondi rustici dove già si coltivava la vite. Dopo una lunga decadenza Canelli rifiorì a partire dall’Alto Medio Evo tanto che già nell’anno 961 venne definita con il nome di “città”. Verso la metà dell’XI secolo vi si installarono i discendenti dei Conti di Acqui che ne assunsero la signoria. Ramificati in molte linee parentali, diedero vita al Consortile di Canelli, comprendente anche numerosi Comuni del Circondario.
Nel 1235 i Signori del Consortile si sottomisero alla Repubblica di Asti e Canelli, ininterrottamente, seguì le vicende storiche dell’Astesana. Le potenti famiglie astigiane degli Asinari e degli Scarampi ne governarono il Feudo, questi ultimi elevandolo al titolo di Marchesato. Tra XVI e XVII secolo Canelli, avamposto e baluardo contro il Monferrato, fu teatro di innumerevoli episodi bellici. Benché già in passato fosse uno dei centri più popolosi ed importanti dell’Astesana, le sue definitive fortune iniziarono alla fine del XVIII secolo, quando si sviluppò l’industria enologica del Moscato d’Asti e dell’Asti Spumante, ancora oggi principale risorsa della città. Patrimonio straordinario, caratteristico di Canelli e unico in Italia, è l’estesa rete architettonica delle cantine, vere cattedrali sotterranee che si snodano sotto tutta la città sprofondando nelle viscere delle colline tufacee, creando ambienti suggestivi, veri capolavori di ingegneria e architettura. Nelle navate riposano e invecchiano i prelibati vini canellesi, conosciuti in tutto il mondo.

VESIME
Il castello, edificio che oggi ospita gli uffici comunali, è l’unico palazzotto medioevale perfettamente conservato della Langa Astigiana, con il portico al piano terreno ad archi gotici sorretti da tozze colonne in pietra arenaria a rocchi sormontate da capitelli del XIV secolo, raffiguranti immagini geometriche e volute vegetali. All’interno sono presenti reperti archeologici romani e paleocristiani rinvenuti durante gli scavi.
MONASTERO BORMIDA
Nella parte bassa del paese, si può ammirare l’imponente castello con la torre in stile lombardo costruita intorno all’XI secolo alta 27 metri. La facciata principale è composta da lesene barocche con rielaborazione seicentesca. Splendido il ponte romanico sul Bormida.
ROCCAVERANO
Dell’antico castello oggi rimane una sola facciata, dalla quale spunta imponente la poderosa torre circolare. Il muro superstite presenta tre bifore archiacute con colonnina centrale, sovrastate da cornice in pietra; inferiormente si notano quattro feritoie che lasciano immaginare l’uso soprattutto militare che l’edificio doveva avere. Recentemente è stata realizzata all’interno una passerella in legno che dà la possibilità di affacciarsi sulla Piazza sottostante, con un colpo d’occhio molto scenografico. La torre è alta quasi 30 metri, misura che si calcola pari alla circonferenza della base. All’interno del muro superstite del Castello, tutto attorno la torre circolare, si estende una parte del Parco della Famiglia Brofferio, donato al Comune negli anni ‘50. Il monumento più importante è però la Parrocchiale di Santa Maria Annunziata, con struttura di derivazione bramantesca e impianto a croce greca, cupola centrale su pennacchi e volte a vela a copertura delle quattro cappelle laterali. La chiesa fu voluta, nel 1509, da Enrico Bruno, arcivescovo di Taranto, segretario e tesoriere di Papa Giulio II, e completata poi dal nipote Giovanni Francesco, vescovo di Nola. È probabile che l’arcivescovo Enrico Bruno, vivendo a Roma, si sia rivolto al geniale architetto Bramante, che a quell’epoca lavorava per il Papato. Seguendo il crinale di Langa si arriva alla chiesa cimiteriale di San Giovanni, anrica parrocchiale che contiene il più completo e imponente ciclo di affreschi gotici dell’Astigiano. Gli autori probabilmente sono diversi ma per tutti si può fare riferimento alla pittura ligure-monregalese di fine Quattrocento. Uno degli autori è noto come “Maestro di Roccaverano”.
NIZZA MONFERRATO
È il centro maggiore della Valle Belbo. La pianta della città, nella parte più antica, è di forma triangolare. Le prime fonti storiche di Nizza risalgono al 1021. Tra i monumenti storici sono da ricordare il Palazzo del Municipio e il Palazzo Crova di Vaglio, attuale sede della Pretura, della Biblioteca Civica e di un giardino comunale. Le chiese degne di menzione sono quelle di San Giovanni in Lanaro, di epoca tardo barocca con campanile romanico, unico resto della chiesa preesistente, Sant’Ippolito, barocca, San Siro, tardo barocca e il Santuario della Madonna di Loreto.

dove mangiare
NORD
Cocconato
• Cannon d’Oro
Piazza Cavour, 21 - tel. 0141907794
Grande professionalità, ma soprattutto il posto ideale per ordinare il fritto misto alla piemontese.
Moncalvo
• Centrale
Piazza Romita, 10 - tel. 0141917126
Qui è di casa il bollito misto, servito con tutti i suoi pezzi fumanti e le salse da accompagnamento.
• La Quercia Rossa
Strada Grazzano, 22 - tel. 0141917535
Agriturismo ruspante e riposante, si viene in famiglia o con gli amici. Eccellente l’anatra con l’insalata fresca.
• La Bella Rosin
Piazza Vittorio Emanuele II, 3 - tel. 0141916098
Un po’ ristorante, un po’ vineria. Ambientato in un bel locale con le volte a botte si celebra la cucina di sostanza con le grandi carni.
Moncucco Torinese
• Del Freisa
Via Mosso, 6 - tel. 0119874765
Siete nella casa del vino Freisa e il coniglio al Freisa che fanno qui ha pochi eguali.
Pino d’Asti
• Muscandia
Via Maestra, 55 - tel. 0119925492
Agriturismo delizioso, dove si mangia coi prodotti delle aziende agricole associate. Imperdibili gli agnolotti.
• La Merenda Sinoira
Via Albugnano, 17 - tel. e fax 0119925454
Agriturismo allestito nella casa di una brava produttrice di vino. La cena sarà una sorpresa.
ASTI E DINTORNI
Asti
• L’Angolo del Beato
Via Guttuari, 12 - tel. e fax 0141531668
Tradizionale, succulento, veniteci per la finanziera, la migliore.
• La Grotta
Corso Torino, 366 - tel. 0141214301
E’ vicino al casello autostradale di Asti Ovest. E il suo bollito misto merita l’assaggio.
• Gener Neuv
Lungo Tanaro, 4 - tel. 0141557270
La signora Fassi è la regina delle cotture e qui in riva al Tanaro ha davvero sublimato la cucina astigiana. Gli agnolotti sono un capolavoro.
Castell’Alfero
• Il Campanaro
Fraz. Serra Perno, 76/77 - tel. 0141204009
Siete in collina, a casa di un appassionato di vini. Gli agnolotti sono i più buoni del circondario.
• Del Casot
Loc. Casotto - Via Statale, 83 - tel. 0141204118
Non tradisca l‘immagine da trattoria di passaggio. Se entrate capite subito la differenza. Eccezionale la trippa in umido.
• L’Osteria del Castello
Piazza al Castello, 1 - tel. 0141272949
Ambiente sontuoso e cucina di grande rilevanza. La carne cruda con brivido d’aglio è tra le migliori, il coniglio arrosto vi lascerà ricordi.
Montemagno
• La Braja
Via San Giovanni Bosco, 11 - tel. 0141653925
La cucina pugliese trapiantata in Monferrato. Il risultato è eleganza. C’è un menu del territorio, ma se ci scappa non rinunciate alle orecchiette.
Portacomaro
• Bandini
Via Cornapò, 135 - tel. e fax 0141299252
Qui fanno il menu tradizionale piemontese, e di antipasto il tonno di coniglio.
Refrancore
• Cascina Madonna
Via Alessandria, 55 - tel. e fax 014167456
Agriturismo riposante, e pranzi da cascina piemontese. Eccellente il pollo al limone.
Scurzolengo
• La Raviola Galante
Via Maiocco, 4 - tel. 0141203015
Soprattutto raviole, servite in cinque differenti interpretazioni, in una bella e antica casa del centro paese.
Villa San Secondo
• Osteria PerBacco
Fraz. San Carlo, 26 - tel. 0141905525
È un’osteria calda e valida. Da provare il coniglio in casseruola.
• Al 913
Frazione San Carlo - tel. 0141905422
Siete in una casa di collina, al fresco. Assaggiate i tagliolini al ragù d’anatra.

SUD
Canelli
• San Marco
Via Alba, 136 - tel. 0141823544
Cucina solida e del territorio, trionfo delle carni e dei piatti monferrini.
Calamandrana
• Violetta
Via San Giovanni, 1 - tel. 0141769011
Trattoria commovente, in mezzo alla campagna. Merita per la mitica faraona farcita.
Cassinasco
• La Casa del Bosco
Regione Valle Galvagno, 23 - tel. e fax 0141851305
Una casa di campagna e tanta passione nel servizio. Un must è il minestrone alla Barbera.
Cessole
• Madonna della Neve
Fraz. Madonna della Neve, 2 - tel. 0144850402
È la casa degli agnolottini asciutti serviti sul panno di lino. Imperdibili le formaggette.
Costigliole d’Asti
• Collavini
Strada Traniera, 24 - tel. e fax 0141966440
Cucina piemontese fedele alla tradizione. I tajarin qui sono gialli gialli e si assaggiano con il tartufo o il burro fuso.
• Sinoira
P.zza Umberto I, 27 - tel. 0141966012
Nella sede dell’ex ristorante Guido, prosegue una cucina di livello. Un piatto su tutti tajarin con fegatini, creste di gallo e luvertin.
Nizza Monferrato
• La Signora in Rosso
Via Crova, 2 - tel. 0141793350
Vineria dedicata alla Barbera, vino simbolo di questa terra. Ghiotti gli antipasti, se ci sono prendete i peperoni con la bagna caoda.
• Le Due Lanterne
Piazza Garibaldi, 52 - tel. 0141702480
Due piatti ci piacciono sempre: gli spaghetti del carrettiere e il coniglio all’Arneis.
San Marzano Oliveto
• Da Bardon del Belbo
Via Asinari, 25 - tel. 0141831340
Gnocchi di patate, pollo alla cacciatora e merluzzo al verde. Toccherete il cielo con un dito in un ristorante che ha più di 150 anni.
• Le Due Cascine
Regione Mariano, 22 - tel. 0141824525
Agriturismo a modo sotto una nota azienda vitivinicola. Da provare la faraona al Moscato.